lunedì 2 settembre 2013

I laghi del Ducato di Bracciano

Nel complesso vulcanico dei monti Sabatini si conservano, oggi, tre laghi di diversa grandezza: di Bracciano, di Martignano e di Monterosi.
In passato, tuttavia, il territorio era ancora più ricco di specchi d'acqua, tanto da essere ribattezzata dal poeta latino Silio Italiaco (I sec. d.C.) Sabatia Stagna, mentre per l'età feudale si ricorda la presenza di cinque laghi d'acqua viva, ed altre zone paludose.

Mappa del ducato di Bracciano di Jacomo Oddi (partim)
I laghi che oggi non esistono più, tutti prosciugati tra il XVIII e il XIX sec., erano: Stracciacappe, Baccano, Lagusiello e Lagomorto. Oltre a questi laghi veri e propri esistevano anche delle zone paludose come Polline e Prato Capanna.

Laghi non più esistenti: 1. Lagusiello; 2. Stracciacappe; 3. Baccano; 4. Lagomorto

1. Lagusiello
Il Lagusiello, o Lagoscello era un piccolo lago esistente alle spalle del paese di Trevignano, formatosi per riempimento del cono di una delle bocche del vulcano Sabatino. E' stato prosciugano alla fine del XVIII dall'allora duca di Trevignano Domenico Grillo per ridurre il suo letto a coltura. Il sito, che pggi è considerato monumento naturale, merita una visita, perché al suo interno si percepisce, contemporaneamente, la suggestione di camminare sul fondale di un lago e nella bocca di un vulcano.

L'alveo del Lagusiello
Padre Bondi da Fiumalbo ci ha lasciato un'interessante memoria del Lagusiello:
Non riuscì tanto difficile il suo prosciugamento, poiché rinvenuto l'ingresso del cunicolo, che già erasi scavato anticamente, per ottenere un eguale intento, o piuttosto in tempo che si costruiva il Trajano, a cui è di assai superiore, sulla fiducia che l'originale di quel piccolo lago derivasse da sorgenti perenni per poi riunirle all'acquedotto medesimo; se pure non fosse ciò eseguito ancora sotto Paolo V Borghese, quando fu posto mano al famoso ristauro dello stesso Trajano, non riuscì dissi tanto difficile quel lavoro, perché riconosciuto perfettamente l'antico andamento di quel cunicolo, che dai Trevignanesi era detto, come lo è pur ora il Lucernajo o Sboccatore del Lagoscello. L'acqua ivi esistente, e non più alta di circa due canne incominciava a scorrere mediante l'abbassamente, che i veniva facendo all'imboccatura, e che ridotto sino al piano dove posavano le acque fu perfettamente ridotto a nuova coltura, la quale tuttavia si conserva mediante la fossa di circonvallazione, ed altre inferiori, che sboccano nella forma più larga, ossia maestra, situata nel mezzo per richiamare lo scolo degli adiacenti colli, che vanno a versar l'acqua piovana in quella gran conca o bacino. Sebbene la spesa impiegata nel prosciugamento suddetto portasse qualche somma e non piccola, fu però questa doppiamente compensata con immense some di ottime Tinche, che vi furono raccolte, e che diedere l'essere alla persona a cui il prefato Sig. Duca avea tutta affidata quell'operazione, e concessa del pari gratuitamente, qualunque fosse stata la quantità del pesce che si sarebbe rinvenuto, oltre il godimento per quattro anni del terreno, senza pagarne imposta alcuna.

2. Stracciacappe
Noto anticamente con il toponimo prediale di lacus Papyrianus (diventato Paparanus nel X sec.) il lago di Stracciacappe deve il suo attuale nome alla presenza, sulla sponda settentrionale, della torre di Stirpa Cappe (XII sec.), il cui nome si è successivamente corrotto in Stracciacappe.


L'alveo del lago di Stracciacappe
La torre, unico elemento architettonico conservatosi del castellare e borgo di Stirpe Cappe, si erigeva in posizione strategica per controllare il transito sulla via Cassia. La vita del piccolo feudo è breve: nella seconda metà del Trecento fu abbandonato dalla popolazione e si ridusse a semplice tenuta. Nel 1604 viene acquistata dal duca di Bracciano, che la rivende ai Giustiniani nel secolo successivo: in tutti questi passaggi il lago segue il destino del feudo, di cui era pertinenza.

Il lago aveva un diametro di circa 1.200 m, e, essando privo di sorgenti e affluenti, era di modesta profondità (che variava durante l'anno, in base alle piogge): nonostante ciò risulta che le sue acque fossero molto pescose.

Nel 1828 papa Leone XII, per meglio alimentare le mole a grano del Gianicolo, spinte dalla forza idraulica incondottata a Roma attraverso l'Acquedotto Paolo, le quali, durante la stagione estiva, non ricevevano sufficiente energia, pensò di ricorrere alle acque dei laghi di Martignano e Stracciacappe. Furono così costruiti una serie di condotti che rovesciavano le acque del lago di Stracciacappe in quello di Martignano, e da quest'ultimo direttamente nell'acquedotto paolino: il risultato fu quello di abbassare la profondità di entrambi, riducendo il minore ad una palude, che fu poi, nel corso del secolo seguente, completamente prosciugata.

3. Baccano
Il lago di Baccano è stato il primo dei laghi del territorio ad essere stato prosciugato, nel 1715, per iniziativa del principe Augusto Chigi. Il prosciugamento avvenne per mezzo di un "fosso profondo", noto con il nome di "Varca" o "Valca", che
attraversando la strada maestra detta la Via Cassia presso Baccano suddetto, dopo un corso di circa venti miglia si scarica nel Tevere vicino a Prima Porta.
Pianta del lago di Baccano fatta elevare dal principe Agostino Chigi
Il lago era sicuramente esistente già in età romana, come dimostra il percorso dell'antica via Cassia, che, pur correndo rettilineo fino alla località di Baccano, qui compieva una traiettoria parabolica, necessaria per superare l'ostacolo d'acqua: ancora nel '700, benché impaludato, lo specchio d'acqua continuava a costeggiare la strada romana.

4. Lagomorto


L'alveo del Lagomorto
Lago Morto, il più piccolo tra i laghi scomparsi, occupava uno dei crateri del vulcano Sabatino, sito nell'attuale frazione di Vigna di Valle. Il nome suggerisce che il lago fosse poco profondo ("morto", nella toponomastica, è un aggettivo spesso associato a zone paludose) e che, specie nella stagione secca, tendesse a scomparire. Con Lago morto si indicava anche una delle contrade del territorio di Bracciano soggette alla rotazione agraria della quarteria, che dalla presenza dello specchio d'acqua prendeva il nome.

Lago Morto in una vecchia carta IGM di inizio XX sec. (partim)
Il lago si trovava ai margini del territorio di Bracciano, verso anguillara, adiacente alla vecchia strada romana che portava a Roma: il Lago Morto era il primo elemento topografico che appariva ai viaggiatori provenienti da Roma, lasciata l'osteria delle Crocicchie, e segnalava l'ingresso nel territorio di Bracciano. A seconda delle epoche e delle stagioni il Lago Morto, che i viaggiatori incontravano, all'improvviso, sulla sinistra del loro percorso, si presentava di volta in volta come un lago, una palude ("a small pestilential lake"), un "piccolo cratere", un "piccolo prato così verde di rigogliosa erba" o un campo messo a coltura. Qui, il 16 giugno 1669, i rappresentanti della Comunità di Bracciano incontrarono le prime monache del convento della Visitazione:
le venerabili madri... furono ricevute con gentili parole e accolte in un luogo detto in volgare Lago Morto da venti cittadini di illustre famiglia esquestre

Il Lago Morto in una mappa del 1857 (partim)
Nel tempo il Lago Morto è stato prosciugato dall'uomo, per mezzo del fosso di Pratolungo, che era un naturale estuario del lago: trasformato in lavoreccio (ovvero in campo non recintato soggetto alla semina in turno di quarteria e alle servitù di pascolo) è segnato in catasto, con il nome di Le Sessanta rubbia, a favore del duca di Bracciano (che possedeva il lago). Il fondo, che, come dice il nome, misurava 60 rubbia (per la precisione 56, pari a circa 83 ha) era la più estesa dell'intero territorio.

La mansio Ad Novas segnata nella Tabula Peutingeriana

Nei pressi del Lago Morto, in età romana, sorgeva una mansio che la Tabula Peutingeriana riporta con il nome di Ad Novas: alcuni resti romani di pertinenza dell'antica stazione di sosta della via Clodia giacciono in prossimità di quella che era la sponda occidentale del lago.

Coordinate GPS per raggiungere i resti romani di Lagomorto